Archivio per aprile 2015 | Pagina di archivio mensile

redditi

In linea generale, i redditi dei fabbricati da inserire nel quadro B del 730 sono le rendite catastali trovate nelle visure catastali che sul modello vanno inserite senza rivalutazione. Esse sono attribuibili ai proprietari, ai titolari dell’usufrutto e di qualsiasi altro diritto di proprietà di fabbricati situati sul suolo italiano che sono iscritti al catasto dei fabbricati e che sono dal catasto stesso dotati di rendita. Non devono inserirli nella dichiarazione dei redditi coloro che risultano essere locatari, quelli che sono possessori di costruzioni di tipo rurale ed in generale coloro che detengono un fabbricato senza nessun titolo di proprietà o equipollente.

Le novità per la compilazione del quadro relativo ai fabbricati nel 730/2015 sono legate all’Imposta Municipale Unica (IMU) che dal 2012 con la sua nascita ha parzialmente modificato la tassazione sulle case che da allora ha seguito il principio di alternatività tra Irpef ed IMU. Quest’anno è stata sospesa l’IMU per la prima casa e le relative pertinenze e quindi in teoria si dovrebbe pagare l’Irpef per l’abitazione principale perché la rendita catastale concorre a costituire l’ammontare del reddito complessivo. Poi però grazie alla deduzione per abitazione principale prevista dal 730 che permette di portare in deduzione per la stessa abitazione un importo pari alla rendita catastale la prima casa non rientra nel reddito imponibile che è quello su cui in effetti si pagano le tasse. Possiamo dire quindi che per l’anno di imposta 2014 che poi è quello che si riferisce il nuovo 730, per l’abitazione principale non si è pagata l’IMU e non si pagherà nemmeno l’Irpef. Qualora però l’abitazione principale rientri tra quelle “di lusso” cioè se la categoria catastale come riportata in visura sia A/1, A/8 e A/9, l’IMU è dovuta e quindi non è dovuta l’Irpef che comunque non sarebbe stata dovuta lo stesso per via della deduzione come spiegato prima.

Per le altre abitazioni situate nel medesimo comune dell’abitazione principale e non locate nonostante si sia pagata l’IMU occorrerà pagare l’Irpef nella misura del 50%. Infatti questi fabbricati concorreranno all’ammontare del reddito imponibile in misura pari al 50% della rendita catastale. Per le case date in affitto invece il proprietario ha due vie. Può scegliere il regime ordinario e quindi nel 730 il reddito dell’immobile locato da dichiarare è calcolato confrontando la rendita catastale rivalutata con il reddito effettivo con un abbattimento del 30%. Oppure può scegliere l’opzione della cedolare secca (è stato creato un quadro nel modello 730 dove indicare se si è optato per la cedolare) non pagherà l’Irpef e le relative addizionali provenienti dai redditi fondiari dell’immobile. La rendita concorrerà come per l’abitazione principale solo per quantificare l’ammontare del reddito complessivo.

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mutuoSe il mutuo non ti soddisfa, perché nel frattempo è diventato troppo oneroso o perché altri istituti di credito offrono condizioni più vantaggiose, hai sempre la possibilità di cambiarlo. Infatti una volta ottenuto un mutuo, il finanziamento non è lo stesso per tutta la sua durata. Si può sempre cambiare cercando di negoziare nuove condizioni con la banca iniziale (rinegoziazione) oppure cambiando del tutto l’istituto di credito (la cosiddetta surroga o sostituzione).

Ciò non toglie comunque il diritto del debitore di estinguere anticipatamente, in tutto o in parte, il finanziamento, rispettivamente pagando il residuo debito o solo una consistente quota. In questo modo, potrà ridurre totalmente o parzialmente il capitale residuo.

1 | RINEGOZIAZIONE

Con questa operazione le parti (banca e cliente) si accordano per modificare le condizioni contrattuali del mutuo. Ovviamente, ciò presuppone il consenso di entrambi i soggetti e, quindi, anche della banca che potrebbe ben rifiutarlo non essendo un suo dovere rinegoziare il mutuo a richiesta del mutuatario. È invece obbligo dell’istituto di credito, se accetta la rinegoziazione, attuarla con una semplice scrittura privata senza dover passare nuovamente dal notaio come, invece, in passato molti operatori facevano, gravando ulteriormente sulle tasche del consumatore.

È possibile rinegoziare anche in caso di mutuo “cartolarizzato” cioè ceduto dalla banca ad altro operatore. Se la banca vi dice che non può rinegoziare usando questa scusa sta bluffando e, molto probabilmente, non ha alcuna intenzione di rinegoziare. Né potete costringerla a fare diversamente.

L’unica arma che avete è far leva sulla concorrenza e “minacciare” la vostra banca di andare da un altro operatore che presenta condizioni più interessanti. Lo potete fare con due strumenti diversi che ora vedremo: la sostituzione del mutuo e la portabilità del mutuo.

2 | SOSTITUZIONE

In questo caso il cliente estingue il mutuo che ha con una banca chiedendone un altro a una diversa banca. Per es. Tizio ha un debito, per un finanziamento, con “A”; si rivolge a “B” per far estinguere il debito con “A”.

Con la sostituzione è possibile chiedere alla banca anche più del capitale residuo del finanziamento iniziale. Peraltro oggi ci sono anche dei vantaggi fiscali rispetto al passato. In precedenza, infatti, per godere dei benefici fiscali legati alla detrazione degli interessi passivi per i mutui destinati all’acquisto (o alla ristrutturazione) della casa principale occorreva che il capitale del nuovo finanziamento fosse pari al capitale residuo, maggiorato delle spese pagate per la sostituzione, oggi, invece, anche se il nuovo mutuo ha un valore superiore al residuo più le spese, i benefici fiscali di detrazione degli interessi restano in piedi però solo sulla parte del nuovo finanziamento pari al capitale residuo più le spese legate alla sostituzione.

3 | PORTABILITÀ DEL MUTUO CON SURROGAZIONE DELL’IPOTECA

 In questo caso, si trasferisce il proprio mutuo a un’altra banca attraverso la sostituzione (ossia la surrogazione) del nuovo intermediario finanziario nell’ipoteca già iscritta per il primo mutuo.

4 | SURROGAZIONE DEL MUTUO

In questo caso il contratto di mutuo viene trasferito a un’altra banca, senza penali o altri oneri di qualsiasi natura, con estinzione anticipata del contratto con l’operatore inizialmente scelto.

Essendo infatti un trasferimento e non un’estinzione anticipata, non possono essere chieste penali di estinzione anticipata da parte dell’intermediario con cui era concluso inizialmente il mutuo. Inoltre non possono essere imposte cliente, dal nuovo intermediario, spese per la concessione del nuovo mutue per l’istruttoria e per gli accertamenti catastali.

Ciò vuoi dire che il cliente che trasferisce il suo mutuo deve farlo a costo zero; non possono essergli chieste spese di perizia (l’immobile è lo stesso), spese di istruttoria (il cliente è affidabile perché pagava il mutuo), spese legate agli accertamenti catastali. Il passaggio dal notaio, se chiesto dall’intermediario, deve essere a sue spese. Non sarebbe neppure necessario accendere una nuova polizza assicurativa sull’immobile.

L’unico limite è il divieto di aumentare il capitale residuo del mutuo.

Dunque se avete bisogno di ulteriore capitale dovrete pensare per forza una sostituzione.

 

Fonte: La Legge per Tutti

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aste3

Ho un immobile che è stato messo in vendita dal tribunale a seguito di un pignoramento avviato dalla banca ed  Equitalia; sono passati tanti anni e la base d’asta è scesa notevolmente: c’è un limite di tempo massimo per queste procedure oppure si rischia che, a furia di ribassi, l’immobile venga di fatto “regalato”?

La legge tenta di contemperare l’esigenza del creditore (quella di ottenere, dalla vendita dell’immobile pignorato, massima soddisfazione al proprio credito) con quella del debitore (non “svendere” i beni soggetti a pignoramento e, nello stesso tempo, riuscire a ricavare, dalla vendita forzata degli stessi, il maggior ricavo per poter estinguere, o ridurre in modo congruo, il proprio debito). In caso di pignoramento e di pluralità di aste deserte, è chiaro che l’eccessivo deprezzamento del bene non risulterebbe conveniente né al creditore (che non vedrebbe ripagata l’attesa, le spese sostenute e le ragioni avanzate), né al debitore (che verrebbe espropriato, senza però essersi sbarazzato del debito).

Alla luce di ciò, esistono due modi per tentare di bloccare l’esecuzione forzata e, quindi, l’espropriazione della casa a un prezzo eccessivamente basso rispetto al valore di mercato.

Il primo – quello per così dire “tradizionale” – è di ricorrere a una norma del codice di procedura civile  che consente, al giudice, di disporre la sospensione d’ufficio dell’esecuzione forzata in caso di “eccesso di ribasso del prezzo di vendita”: in pratica, il magistrato “può sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto”.

In verità, tale previsione non estingue la procedura, ma la “blocca” provvisoriamente in attesa di tempi migliori per il mercato immobiliare. L’esecuzione forzata, in quel caso, ripartirà da dove era stata interrotta.

Tipico è l’esempio di una crisi del settore “casa”, che faccia ritenere consigliabile astenersi dal vendere onde evitare un eccessivo deprezzamento del bene.

Il secondo sistema è certamente quello consigliabile perché, a differenza del primo, in caso di successo, non comporta la semplice sospensione dell’esecuzione forzata, bensì l’estinzione, ossia la “chiusura” e la restituzione della casa al debitore, che ne ritorna anche in possesso (se era stato allontanato). Tale possibilità è stata concessa dall’ultima riforma del processo civile [2];in pratica, in base alla nuova norma, il giudice può disporre la chiusura anticipata della procedura esecutiva qualora ritenga che, a seguito dei numerosi ribassi di asta, l’eventuale vendita non riuscirebbe a soddisfare i creditori (il che, di conseguenza, renderebbe insoddisfatto anche il debitore, posto il forte sacrificio – l’esproprio – a fronte di una minima utilità – la liberazione solo di una piccola parte del debito).

Quando si può chiedere l’estinzione dell’esecuzione?

In verità la legge non fissa un parametro certo e matematico, né dice dopo quante aste deserte si può interrompere la procedura, ma lascia al magistrato ampia libertà di determinare quale sia, in relazione al caso concreto, il momento più giusto per estinguere il pignoramento. Gli unici suggerimenti forniti dalla norma sono quelli di effettuare un raffronto tra il prezzo di presumibile vendita da un lato e i costi necessari per proseguire la procedura e le effettive possibilità di liquidare il bene dall’altro.

Tanto per esemplificare, sarebbe possibile bloccare l’esecuzione quando l’immobile sia in stato di abbandono, non vi siano mai stati offerenti alle precedenti aste (facendo ritenere che, anche nell’imminente, non ve ne saranno di nuovi), eccessiva forbice tra il valore di mercato del bene e il prezzo disposto come base d’asta (sceso a seguito dei ribassi).

L’istanza, il rigetto o l’accoglimento

La richiesta andrà fatta mediante un’istanza da presentare al giudice. Non trattandosi di un giudizio, non costa nulla: non è dovuto il contributo unificato e, in caso di rigetto, non si viene neanche condannati alle spese processuali. Insomma, tutto ciò che può succedere, nella peggiore delle ipotesi, è che il giudice rigetti l’istanza e vada avanti.

Se però il tribunale dovesse accogliere l’istanza, la procedura si estinguerebbe per sempre e il creditore non potrebbe nuovamente pignorare lo stesso bene (pena una condanna per abuso di diritto con risarcimento del danno).

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ipoteca Una delle verifiche più importanti da fare prima di acquistare una casa o qualsiasi altro immobile è quella relativa alla ricerca di un’eventuale ipoteca gravante sul bene: questo perché, nel caso di compravendita, l’ipoteca segue l’immobile e non il debitore. Con la conseguenza che potremmo ritrovarci ad aver pagato un bene che vale molto di meno di quanto ci è stato fatto credere.

Per sapere quindi se su un immobile esistono delle ipoteche è necessario fare una visura ipotecaria o ipocatastale. Tale documento permette di evidenziare se un soggetto è intestatario di beni immobili e di identificare la presenza di ipoteche.

La visura  mostra tutti gli atti relativi ad un immobile ovvero trascrizioni, iscrizioni e annotazioni.

Trascrizioni

Le trascrizioni sono relative agli atti per mezzo dei quali un immobile viene trasferito da un soggetto ad un altro e pertanto attraverso la sua analisi è possibile conoscere chi è il proprietario di un immobile o quali immobili possiede un soggetto.

Iscrizioni

L’ispezione delle iscrizioni consente di verificare la presenza di ipoteche derivanti, per esempio, da contratti di mutuo e quindi attraverso l’analisi delle iscrizioni si conosce se un determinato immobile è stato posto a garanzia di determinati soggetti.

Annotazioni

In questo caso si visionano quelle formalità che modificano precedenti trascrizioni, iscrizioni o annotazioni, come le cancellazioni di ipoteche o di pignoramenti.

La visura può essere richiesta recandosi direttamente presso gli uffici provinciali dell’Agenzia dell’Entrate oppure on-line, utilizzando il sito dell’Agenzia http://sister.agenziaentrate.gov.it. Tale servizio è però fornito in abbonamento prepagato ad utenti precedentemente registrati.

Le ispezioni ipotecarie possono essere effettuate secondo due modalità:

– ricerca per soggetto, per immobile o incrociata soggetto/immobile;

– ricerca per nota di cui già si conoscono gli estremi identificativi.

Ispezioni per soggetto, per immobile o incrociata

A tal fine è necessario compilare il modello 2T- 310 SEMPLIFICATO- RICHIESTA DI ISPEZIONE IPOTECARIA.

Tale modello è scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate oppure recandosi direttamente all’ufficio per averne una copia.

Nel modello vanno indicati oltre ai dati del richiedente della visura, i dati relativi al soggetto e/o all’immobile oggetto della ricerca. In particolare:

1) nel caso di una richiesta per persona fisica si dovrà indicare il cognome, nome, comune e data di nascita e codice fiscale dell’intestatario dell’immobile nonché il luogo dove l’immobile è situato.

2) Nel caso di una richiesta per persona giuridica (società o altro ente) si dovrà indicare la denominazione, sede legale e il codice fiscale della persona giuridica nonché il luogo dove l’immobile è situato.

3) Infine nel caso di una richiesta per Immobile si dovrà indicare la provincia, il comune e i dati catastali dell’immobile ossia foglio, particella, mappa e subalterno.

Ispezioni per nota

Attraverso questa ricerca è possibile visionare i documenti (compravendite immobiliari, ipoteche…) presenti nel registri immobiliari. A tal fine è necessario compilare il modello di cui sopra (2T- 310 SEMPLIFICATO- RICHIESTA DI ISPEZIONE IPOTECARIA).

In questo caso vanno indicati oltre ai dati del richiedente della visura, anche i dati  del numero identificativo, l’anno della formalità che si intende visionare e i dati di almeno un soggetto o di un immobile presente nella nota.

ll servizio è gratuito se viene richiesto per beni immobili dei quali il richiedente risulta titolare, anche in parte (ispezione ipotecaria personale). Mentre, se il richiedente non è titolare, neanche in parte, dell’immobile per il servizio si applicano i tributi previsti dalla tabella tasse ipotecarie.

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spese-condominiali

Quando si acquista una casa, forte è il timore che il venditore abbia lasciato arretrati non pagati con il condominio e che, pertanto, un giorno possa bussare alla porta l’amministratore con una bolletta stratosferica. La legge però tutela l’acquirente, stabilendo regole ben precise in merito alla responsabilità sulle obbligazioni condominiali rimaste “in sospeso” prima del rogito notarile: regole che – è bene sottolineare – non possono essere derogate dalle parti. Il che significa che se anche l’atto di vendita contiene clausole di tenore differente (stabilendo, per esempio, che a sostenere tutti gli oneri condominiali sia il venditore o l’acquirente) esse avranno effetto solo come accordo personale tra le parti, ma non saranno vincolanti per il condominio. È quanto confermato dal Tribunale di Milano con una recente sentenza. Ma facciamo un passo indietro e vediamo cosa stabilisce la legge.

Il codice civile prevede che gli oneri condominiali non ancora pagati dal venditore al momento della vendita vadano così ripartiti:

. le spese relative all’anno in corso del rogito e a quello precedente, ne rispondono di solito sia il venditore che l’acquirente. Per esempio: se nel marzo 2015 viene venduto l’appartamento, sia il nuovo che il vecchio proprietario rispondono di tutti gli oneri condominiali relativi all’anno della vendita (2015) che a quello anteriore (2014);

. le spese precedenti all’anno anteriore alla vendita (nell’esempio di prima, dal 2013 a ritroso), ne risponde solo il venditore. Nei suoi confronti, quindi, l’amministratore può chiedere e ottenere un decreto ingiuntivo. In questo caso, però, non essendo il debitore più condomino a tutti gli effetti, il decreto ingiuntivo non potrà essere provvisoriamente esecutivo. La richiesta di pagamento, quindi, presentata dal condominio al nuovo proprietario sarebbe illegittima per difetto di legittimazione passiva.

In buona sostanza, il venditore non può lavarsi le mani degli importi di cui è moroso: solo per quelli relativi all’anno di vendita e a quello precedente il condominio potrà indifferentemente agire nei suoi confronti o del nuovo proprietario, ma per quelle anteriori a tale periodo non è che lui il solo responsabile, anche in presenza di patti contrari con l’acquirente.

Attenzione: per stabilire, con precisione, a quale anno competano le spese richieste dall’amministratore non si deve guardare il momento in cui la spesa viene deliberata dall’assemblea (che potrebbe risalire a molto tempo prima), ma al momento in cui è stato erogato il servizio o eseguito l’intervento comune a cui la spesa fa capo l’obbligo di pagare le spese condominiali.

Questo significa che il venditore è tenuto comunque a sopportare le spese riguardanti opere straordinarie e innovazioni deliberate dall’assemblea prima della vendita dell’immobile, anche se eseguite successivamente.

Dall’altro lato, l’amministratore di condominio può richiedere all’acquirente, nuovo proprietario, le spese ordinarie sopportate per la manutenzione e la conservazione dell’edificio e per l’erogazione dei normali servizi comuni, sebbene deliberate dall’assemblea prima della compravendita.

 

Fonte: La Legge per Tutti

 

 

 

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casa-pignorata1

Attenti a quando acquistate un immobile con un’ipoteca di Equitalia: infatti non potrete liberarvi facilmente di tale garanzia ma, al contrario, potrete essere espropriati. È quanto emerge da una importante sentenza della Cassazione di giovedì scorso. Ma procediamo con ordine.

 Partiamo da un punto: un bene ipotecato può essere liberamente venduto, ma chi lo acquista “eredita” anche l’ipoteca; essa, infatti, si trasferisce insieme al bene.

Tuttavia, il codice civile prevede un meccanismo (cosiddetta purgazione dell’ipoteca) che consente all’acquirente di liberare l’immobile dall’ipoteca: lo potrà fare versando ai creditori una somma pari al prezzo di vendita del bene pagato al venditore, oppure (se lo ha ricevuto in donazione) versando il valore di mercato dell’immobile stesso. Questo sistema consente, a chi acquista una casa a basso prezzo proprio a causa di un’ipoteca, di sbarazzarsene rivolgendosi direttamente al creditore del venditore.

 Attenzione però: questo meccanismo non funziona se l’ipoteca è stata iscritta da Equitalia. E questo perché la natura giuridica di tale garanzia è diversa da quella ordinaria, prevista dal codice civile.

 La spiegazione è facile da comprendere: come abbiamo detto in apertura, il meccanismo della liberazione non prevede affatto il pagamento integrale del debito, ma solo il pagamento del prezzo stipulato per l’acquisto o del corrispondente valore del bene (in caso di donazione). E certo l’erario non può “accontentarsi” di questo sconto, non autorizzato dalla legge. Obiettivo dello Stato è ottenere il pagamento delle imposte senza abbuoni o benefici.

 La Cassazione, però, nella sentenza in commento – nel chiarire la ragione dell’inapplicabilità della purgazione dell’ipoteca ai debiti con Equitalia – offre una spiegazione più “giuridica” della vicenda, senza entrare in questi esempi numerici. Secondo i giudici l’ipoteca sugli immobili appartenenti al debitore di imposte non rientra negli schemi della consueta ipoteca prevista invece nei rapporti tra privati. Quest’ultima – lo ricordiamo a beneficio di chi legge – può essere di tre tipi:

 . legale: quando prevista automaticamente dalla legge a seguito di un contratto, come garanzia del suo esatto adempimento (si pensi all’ipoteca spettante alla banca per il mutuo concesso al cliente). Ebbene, l’ipoteca di Equitalia non è di tale tipo in quanto manca un preesistente atto negoziale tra le parti (come nel caso di ipoteca spettante alla banca per il mutuo concesso al cliente);

. giudiziale: è, invece, quella che scatta a seguito di una condanna del giudice al pagamento di determinate somme, con lo scopo di rafforzare l’adempimento del debito. Anche in questo caso, la garanzia di Equitalia non corrisponde a tale tipologia perché essa si fonda non su una sentenza del giudice, bensì su di un provvedimento amministrativo.

 . volontaria: è quella che presuppone la volontà del debitore di concederla – in garanzia – al proprio creditore; anche in questo caso, non è tale l’ipoteca che Equitalia iscrive sui beni del debitore tributario.

 Non è quindi possibile, secondo la pronuncia in commento, ricomprendere l’ipoteca iscritta dall’Agente della riscossione all’interno degli schemi tradizionali previsti dal codice civile.

 Risultato: non si può applicare la procedura di liberazione dell’immobile dall’ipoteca se quest’ultima è stata iscritta da Equitalia a causa di debiti tributari. Con la conseguenza che chi acquista una casa ipotecata da Equitalia, a meno che non paghi tutto il credito vantato dall’Agente della riscossione, potrà essere espropriato.

Fonte: La Legge per Tutti

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visureonlineA cosa servono le Visure Catastali? Questi documenti sono ritornati attuali grazie, o a causa, dall’entrata in vigore di nuove tasse, come l’IMU, che ha sostituito la vecchia ICI e la TARES. Per il pagamento di queste tasse è necessario reperire alcuni dati  come la rendita catastale nelle  visure, mentre con la planimetria catastale  è possibile determinare la superficie catastale.

La visura catastale è utile anche per acquisire diverse informazioni tra cui l’intestazione dell’immobile, il reddito dominicale per i terreni,  ricavare i dati necessari per la compilazione del Modello Unico o Modello 730, come documento da allegare alle pratiche di compravendita immobiliare,  di richiesta mutuo,  di successione, richiesta di allacciamento delle utenze etc.., ma anche per controllare la propria posizione presso il Catasto.

Solitamente il richiedente ha la possibilità di ottenere la visura ordinaria o quella storica; la prima serve per conoscere i dati attuali dell’immobile, mentre con quella storica si riescono ad ottenere maggiori informazioni in merito alle variazioni dei dati catastali.

I siti web che offrono il servizio di visure catastali online, dichiarano espressamente che i documenti forniti sono gli stessi presenti presso l’Agenzia delle Entrate, poiché è da qui che li acquisiscono per fornirli al cliente che li richiede.

Collegandosi telematicamente al sito dell’Agenzia delle Entrate, già Agenzia del Territorio, si possono avere le visure catastali online gratuitamente, se si è proprietari, indicando il proprio codice fiscale ed i dati catastali dell’immobile. Per ottenere il documento completo delle visure catastali on-line è necessario recarsi personalmente allo sportello, oppure, dal 31/03/2014 i soggetti intestatari di diritti reali, registrati ad Entratel e Fisconline, possono acquisire gratuitamente le visure catastali on-line dei beni di loro proprietà.

Con poste italiane, attraverso il sito “Certitel Catasto” le visure catastali sono ottenibili on-line in posta elettronica o per raccomandata.

Esistono anche società private che negli ultimi anni si sono specializzate per fornire visure catastali on-line immediate con costi leggermente più alti rispetto all’ufficio pubblico, giustificati comunque dalla tempestiva reperibilità del documento e dal servizio disponibile 24 ore su 24. Le società private forniscono anche assistenza on-line, tramite mail o telefonica, per aiutare gli utenti della rete a comprendere i dati contenuti nelle visure catastali che talvolta possono risultare di non facile interpretazione.

Il nosto portale www.visureenosolo.it, fornisce  i documenti del Catasto: visure catastali, planimetrie, mappe, elaborati planimetrici  unitamente ad altri servizi come la Certificazione Energetica e la registrazione dei contratti di locazione.  Forniamo inoltre documenti  della Conservatoria, visure ipotecarie,  della Camera di Commercio, visure e certificati camerali  e del PRA, visure per targa o per telaio.

http://www.visureenonsolo.it/catasto/visura-catastale.html

 

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mutuo2

È tutto pronto per l’avvio della nuova moratoria sui mutui che consentirà ai clienti delle banche, che non ce la fanno più a pagare la rata mensile, di sospendere il pagamento per gli anni  2015 – 2017, così come previsto dall’ultima legge di stabilità per il 2015.

La nuova misura si affianca così al già esistente Fondo di solidarietà  in vigore dal 2013, gestito dal MEF e dalla Consap, nato anch’esso con lo scopo di consentire la sospensione delle rate per chi è in difficoltà, ma con la differenza che quest’ultimo si applica a una platea più ristretta (cioè solo a coloro che hanno definitivamente perso il lavoro) e permette la sospensione fino a 18 mesi.

Invece la nuova moratoria ha un campo di applicazione più ampio per quanto riguarda i soggetti beneficiari, ma la sospensione dura al massimo 12 mesi (sei mesi in meno rispetto al Fondo di solidarietà).

Come funziona la nuova moratoria

Beneficiari possono essere i soggetti che hanno contratto un mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale (non quindi per la seconda casa).

La misura può essere concessa una sola volta e pertanto non può essere rinnovata o prolungata.

La sospensione della rata ha una durata di massimo 12 mesi durante i quali non si è tenuti a pagare la quota capitale della rata mensile, ma sulla stessa continuano a decorrere gli interessi corrispettivi, che dovranno essere corrisposti regolarmente. Dunque la misura non è a “costo zero” e la sua convenienza dovrà essere valutata caso per caso. Infatti, essa si potrà rivelare utile solo per evitare eventuali pignoramenti della banca e la perdita dell’immobile; tuttavia, a conti fatti, alla fine del mutuo il beneficiario della moratoria avrà pagato di più, avendo spalmato il finanziamento su un arco di tempo maggiore e, quindi, corrispondendo maggiori interessi.

L’accesso al beneficio non può comportare né commissioni, né interessi di mora.

Alla scadenza del periodo, l’ammortamento riprende con il conseguente allungamento della durata del mutuo.

Condizioni

Per ottenere il beneficio bisognerà dimostrare, con documentazione da produrre alla banca, di ricadere in una delle seguenti ipotesi:

. perdita del posto di lavoro;

. sospensione o riduzione dell’orario di lavoro a causa della crisi, per almeno 30 giorni consecutivi (vale anche per coloro ai quali il datore di lavoro abbia chiesto l’ammissione ad ammortizzatori sociali come cassa integrazione, mobilità, o anche contratti di solidarietà);

. morte o infortunio grave.

La sospensione può essere richiesta anche per i mutui oggetto di cartolarizzazione o di emissioni obbligazionarie garantite, per i mutui oggetto di operazioni di portabilità e per quelli accollati a seguito di un frazionamento. Inoltre, vale anche per il credito al consumo (prestiti personali o finalizzati, esclusi i prestiti revolving) solo, però, con durata superiore ai 24 mesi.

Procedura

L’interessato deve inoltrare la domanda al proprio istituto di credito che dovrà necessariamente rispondere (in modo positivo o negativo) entro 20 giorni lavorativi.

Termini

Per presentare la richiesta si ha tempo fino al 31.12.2017: dunque la misura avrà effetti anche nel corso del 2018, posto che le rate del 2017 potranno essere (come detto) sospese per i successivi 12 mesi.

Cumulo con altri benefici

I mutuatari che, in passato, hanno già beneficiato di un periodo di sospensione (tramite fondo di garanzia o altre iniziative Abi) hanno poche possibilità di ottenerne un altro. Si può accedere a questa moratoria solo se sono trascorsi almeno 24 mesi dall’avvio dell’istruttoria precedente e soltanto fino al raggiungimento di 12 mesi complessivi di stop delle rate.

 Altre esclusioni

Sono esclusi anche i mutuatari che abbiano accumulato un ritardo nel pagamento delle rate superiore ai 90 giorni, o quelli per cui sia già scattata la cosiddetta decadenza del beneficio del termine.

Se il cliente ammesso alla moratoria è in ritardo di una, due o tre rate, queste faranno parte delle 12 totali per cui scatta la sospensione. Non sono ammessi anche coloro i quali abbiano stipulato una polizza assicurativa a copertura della perdita o riduzione del lavoro, a patto che questa copra l’ammontare delle rate oggetto di sospensione.

Infine non può accedere al beneficio colui nei cui confronti sia stato già avviato un pignoramento immobiliare sul bene ipotecato o nei cui riguardi sia stata pronunciata la risoluzione del contratto di mutuo.

 

Fonte: La legge per tutti

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auto-d-epocaLa normativa sul bollo auto d’epoca è competenza esclusiva dello Stato, motivo per il quale le Regioni non possono introdurre le agevolazioni sul tributo, che verrà pagato da tutti, indipendentemente dalla Regione. Con la risoluzione n° 4/DF, si disciplinano quindi le nuove regole a cui bisogna uniformarsi, archiviando i commi 2 e 3 dell’articolo n° 63 della legge 342/200.

Bollo auto d’epoca: stop esenzioni e agevolazioni

Il Ministero dell’Economia, quindi, limita il raggio d’azione degli enti locali e delle Regioni e fa chiarezza sulle supposizioni che si sono create in seguito alla decisione, da parte del Governo, di reintrodurre il pagamento del bollo per le auto storiche.

Come confermato dalla Corte Costituzionale, il bollo delle auto è una tassa gestita dalle Regioni per quanto riguarda:

  • riscossione
  • accertamento
  • rimborsi
  • sanzioni
  • contenzioso

ma lo Stato ne stabilisce i criteri sostanziali di applicazione. In questo caso, l’Ente Regionale non ha margine ma è il legislatore a decidere:

  • presupposti impositivi
  • soggetti passivi
  • aliquote
  • agevolazioni
  • esenzioni.

E le norme regionali che reintroducono l’esenzione o la riduzione del bollo sulle auto storiche? Sono da considerarsi abrogate in quanto incompatibili con l’attuale disciplina nazionale, poiché con l’entrata in vigore del federalismo fiscale con il decreto legislativo 68/2011, comma 2 dell’articolo 8, si è stabilito che “fermi restando i limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legislazione statale, le Regioni disciplinano la tassa automobilistica regionale”.

http://www.visureenonsolo.it/pra-veicoli

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