Archivio per maggio 2015 | Pagina di archivio mensile

Tasi_e_Imu

E’ cominciato il conto alla rovescia per il pagamento della prima rata del 16 giugno dell’Imu e della Tasi. In mancanza di una local tax che unifichi le due imposte (che potrebbe arrivare nel 2016), varranno gran parte delle regole dello scorso anno. Ecco tutte le informazioni utili per la prima scadenza del 2015

  • Chi paga Imu e Tasi -  L’imposta municipale deve essere corrisposta dai proprietari di seconde case e di prime case di lusso (A/1, A/8 e A/9). Si considera abitazione principale, la casa utilizzata come dimora abiturale dal possessore e dal proprio nucleo familiare a condizione che vi risiedano anagragicamente. Oltre alla prima casa, sono esenti dal pagamento imu anche i terreni agricoli per imprenditori agricoli e coltivatori diretti e tutti i terreni che si trovano in comuni montani. La Tasi deve essere corrisposta per prima e seconda casa. Nel caso di casa in affitto l’imposta deve essere divisa tra proprietario e in una percentuale tra il 10 e il 30% dall’inquilino.
  • Mesi di riferimento Imu e Tasi -  Le imposte devono essere corrisposte in proporzione ai mesi di possesso nell’anno solare di riferimento e alla quota posseduta. Se ad esempio si è acquisto un immobile ad aprile 2015, le tasse si devono calcolare da aprile a dicembre dell’anno di riferimento. Deve essere considerato per intero il mese in cui il possesso si è protratto per almeno quindici giorni
  • Base imponibille Imu e Tasi 2015 – Per quanto riguarda la base imponibile, in entrambi i casi si parte dalla rendita catastale, rivalutata dell 5% e moltiplicata per il coefficiente (che varia a seconda della tipologia immobiliare). Ci sono dei casi particolari in cui sono previste agevolazioni, ad esempio la base imponibile è ridotta del 50% per i fabbricati di interesse storico o artistico
  • Calcolo Imu e Tasi - Per il calcolo dell’acconto, in caso di mancata delibera entro il 16 giugno, si applicano le aliquote relative allo scorso anno. Si deve tener conto delle opportune variazioni (rendita catastale, acquisto di un nuovo immobile). Le due rate di acconto e saldo devono essere di pari importo.
  • Aliquote Imu e Tasi – L’aliquota di base per l’Imu è il 7,6 per mille e il Comune ha facoltà di ridurla fino al 4,6 per mille o aumentarla al 10,6 per mille. Per quanto riguarda la Tasi, l’aliquota di base è dell’1 per mille, con un massimo del 2,5 per mille. Anche per quest’anno è garantita la facoltà dei Comuni di aumentare l’aliquota dello 0,8 per mille arrivando ad un massimo di 3,3 per mille e 11,4 per mille.
  • Metodo di pagamento Imu e Tasi – Imu e Tasi potranno essere versate con bollettino postale o con il modello F24. In quest’ultimo caso, sarà necessario inserire il codice tributo nella sezione “Imu e altri tributi locali”

 

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vendita_pignorato

Ecco alcuni suggerimenti pratici per evitare che il proprio debito con Equitalia possa portare conseguenze particolarmente gravi come il pignoramento immobiliare e, prima ancora, l’ipoteca.

1 | COSA PREVEDE LA LEGGE?

Innanzitutto alcune precisazioni. Equitalia può iscrivere ipoteca solo in presenza di un debito superiore a 20mila euro. L’ipoteca può essere iscritta anche sulla prima casa; tuttavia, se si tratta anche dell’unica casa, ad uso abitativo, dove il contribuente risiede, nonostante l’ipoteca essa non può essere messa in vendita (ossia sottoposta a pignoramento immobiliare e asta pubblica). Salvo che a iniziare l’esecuzione forzata sia un altro creditore (per es. la banca).

Dunque, in tali casi, la funzione dell’ipoteca è più una forma di coercizione, ma non un atto che anticipa l’esproprio.

Invece, per mettere in vendita l’immobile, attraverso il cosiddetto pignoramento immobiliare, è necessario che, una volta iscritta l’ipoteca (e sempre che non si ricada nella predetta ipotesi della prima casa), il debito sia superiore a 120mila euro. Se, invece, è superiore a 20mila e inferiore a 120mila euro, resta ferma solo l’ipoteca.

2 | COME EVITARE IPOTECA ED ESECUZIONE

Nell’ipotesi in cui il contribuente abbia lasciato decorrere i termini di impugnazione delle cartelle (60 giorni dalla notifica) oppure gli importi siano effettivamente dovuti (sicché non v’è ragione di presentare un’opposizione), il primo modo per evitare l’ipoteca o l’esecuzione forzata è eseguendo un pagamento parziale e facendo così scendere sotto la “soglia limite” – anche se di poco – l’ammontare complessivo del debito. Per esempio: se il debito ammonta a 30mila euro, il contribuente può pagare 10mila euro per portare il debito sotto la soglia delle 20mila euro e impedire l’ipoteca.

Equitalia non può rifiutare un pagamento parziale del debito.

Se il contribuente non ha i soldi sufficienti per pagare, tutto in una volta, l’importo necessario a far scendere il debito sotto la soglia “limite” dell’ipoteca o dell’esecuzione forzata, può certo chiedere, per la stessa cifra, una rateazione di singole cartelle. È infatti possibile, solo da poco, ottenere da Equitalia una dilazione inserendo nel piano una o più specifiche cartelle, lasciando fuori le altre. In pratica, a differenza di quanto accadeva in passato, oggi è possibile accedere a una rateazione anche per una singola cartella di pagamento e non necessariamente su tutto il debito.

Finora invece la rateazione veniva concessa da Equitalia a condizione, tra l’altro, che il contribuente richiedente si impegnasse a dilazionare l’intero importo dei debiti. Pertanto, la richiesta di dilazione comportava in capo al contribuente l’accettazione del piano di ammortamento comprendente tutte le cartelle.

In questo modo, il contribuente potrà ridurre la propria esposizione debitoria con Equitalia, portandola al di sotto della soglia limite per l’ipoteca o l’esecuzione. Per esempio: se il debito ammonta a 150mila euro, il contribuente può chiedere di rateizzare solo 30 mila euro, in tal modo evitando il pignoramento dell’immobile e la messa all’asta.

Infatti, se l’ipoteca non è stata ancora iscritta, in presenza di una istanza di rateazione, è previsto il divieto di iscrizione della stessa. A tal fine è necessario che il contribuente, entro 30 giorni dalla notifica del preavviso di ipoteca, presenti a Equitalia un’istanza di rateazione delle somme dovute al fine di evitare la misura cautelare.

Se invece l’ipoteca è stata già iscritta, la concessione della dilazione comporta la cancellazione dell’ipoteca medesima.

 

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pignoramento1

La norma che introduce la possibilità di dichiarare la chiusura anticipata della procedura esecutiva avente ad oggetto un bene immobile per “infruttuoso esito”  costituisce una importante novità introdotta dal legislatore, in quanto per la prima volta si interviene al fine di arginare le lungaggini di quei giudizi che inevitabilmente ledono i diritti del debitore esecutato.

L’obiettivo di questo nuovo articolo inserito nelle disposizioni attuative al codice di procedura civile è appunto quello di introdurre un limite di “ragionevolezza” alla durata dell’espropriazione forzata quando risulti evidente che le possibilità di realizzo della stessa si siano ridotte in maniera significativa.

Per procedere ad una chiusura anticipata della procedura è necessario che si accerti la circostanza che i creditori non potranno avere un soddisfacimento adeguato delle proprie pretese da valutarsi sulla base dei seguenti indici:

. costi per la prosecuzione della procedura;

. possibilità di riuscita della vendita del bene;

. valore stimato di realizzo.

 Il giudice dell’esecuzione non compie quindi un semplice conteggio aritmetico, ma deve operare un bilanciamento tra le istanze creditorie e quelle del debitore, disponendo la chiusura anticipata della vendita quando ritenga che non sia possibile giungere ad un soddisfacimento delle istanze dei primi poiché il prezzo della vendita sarebbe eccessivamente basso.

La norma in commento ha una formulazione volutamente ampia poiché si afferma che non deve essere possibile raggiungere un ragionevole soddisfacimento delle istanze creditorie alla luce dei costi per mantenere attiva la procedura, nonché delle possibilità di riuscire a vendere il bene ottenendo un non trascurabile valore di realizzo, allo scopo di lasciare un margine discrezionale al magistrato, il quale può decidere di sospendere la procedura se i costi necessari al suo mantenimento superino il prezzo di vendita, oppure se come detto la presumibile vendita dovesse avvenire ad un prezzo molto basso.

Tuttavia anche lo stesso punto legato alla prospettiva di realizzo deve essere valutato caso per caso, perché non è detto che se il bene viene venduto ad una somma pari alla metà del suo valore si possa domandare la chiusura del procedimento: occorre comunque valutare se la cifra che si andrebbe a realizzare sia economicamente apprezzabile e possa soddisfare il creditore.

Nel caso proposto dal quesito, è quindi certamente possibile domandare la chiusura anticipata della procedura per sua infruttuosità quando il prezzo di vendita del bene sia notevolmente inferiore a quello di mercato, in una percentuale che deve superare almeno la metà del bene (nella prassi si parla anche dell’80% del valore) e al tempo stesso che questa cifra realizzi un’aggiudicazione svantaggiosa rispetto al credito vantato.

 

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Tasi e Imu 2015

mag
2015
21

tasi-imu

In attesa della Local Tax, tassa unica sugli immobili, i Comuni e i contribuenti devono fare i conti con Tasi e Imu in scadenza il prossimo 16 giugno. Il problema? Sebbene la legge preveda l’invio del bollettino precompilato; nella realtà fino ad oggi diversi Comuni sono in ritardo con le delibere sulle aliquote. Per questo motivo il bollettino arriverà a casa dei soli contribuenti che ne faranno esplicita richiesta.

Come fare per ottenere il bollettino precompilato Tasi e Imu?

I contribuenti interessati devono recarsi all’ufficio competente del Comune di residenza e fare esplicita richiesta.

E se il Comune di residenza non ha ancora stabilito le aliquote da applicare per il 2015?

In questo caso, per tutti i Comuni che non avranno deliberato entro il 30 luglio prossimo, le aliquote resteranno le stesse dell’anno scorso, fermo restando la possibilità di procedere in un secondo momento con eventuali conguagli o rimborsi.

Le scadenze per il  pagamento di Tasi e Imu sono invariate rispetto alle date del 2014: 16 giugno prima rata e 16 dicembre la seconda.

 

 

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spese-condominiali

L’acquisto di un immobile a un’asta giudiziaria è spesso vantaggioso per il compratore per via del prezzo che, spesso, è assai inferiore rispetto a quello corrente di mercato.

Per effetto della vendita tramite il Tribunale, l’immobile viene ”ripulito” da tutte le iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli che dovessero insistere su di esso (esempio: l’ipoteca iscritta a garanzia di un mutuo concesso al vecchio proprietario).

In base a tale principio, l’acquirente può star sicuro che, con il pagamento del prezzo al Tribunale, nessuno potrà rivalersi sul bene: gli viene trasferito libero e senza vincoli.

L’unica  eccezione a questo principio, che spesso si dimentica,  consiste nel pagamento dei debiti pregressi che il precedente proprietario ha nei confronti del condominio.

Chi sa che il proprio immobile verrà messo all’asta dal Tribunale molto probabilmente ha anche omesso di pagare le spese condominiali. Questi debiti “seguono” l’immobile e, con esso, anche il nuovo proprietario (l’aggiudicatario all’asta).

L’amministratore di condominio è, infatti, legittimato a pretendere dal nuovo acquirente il pagamento delle spese condominiali  relative all’anno in corso e a quello precedente.

È bene quindi, prima di partecipare all’asta di un immobile pignorato, contattare il custode giudiziario dello stesso per chiedergli informazioni riguardo alla situazione debitoria del proprietario nei confronti del condominio.

Per conoscere gli eventuali debiti del proprietario oggetto di esecuzione forzata è possibile contattare tanto il custode giudiziario (il cui nominativo è indicato nell’avviso di vendita dell’immobile, presente sul sito ove l’asta è pubblicata), tanto l’amministratore di condominio.

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mattoni

Non di rado gli immobili vengono sottoposti a lavori di ristrutturazione e/o di manutenzione straordinaria che ne mutano la composizione, la struttura, l’estensione.

Per effetto di tali lavori, la cui direzione viene affidata ad un tecnico specializzato, la rendita catastale dell’immobile cambia ed è obbligo del tecnico che dirige i lavori provvedere non soltanto al calcolo della nuova rendita, ma anche alla sua comunicazione all’Ufficio del Territorio.

La disciplina attualmente vigente in materia di norme per l’automazione delle procedure di aggiornamento degli archivi catastali e delle conservatorie dei registri immobiliari prevede che la rendita catastale indicata dal contribuente, attraverso il suo tecnico, nella dichiarazione depositata al competente Ufficio del Territorio resta agli atti semplicemente come “rendita proposta” fino al momento in cui gli uffici non provvedono, entro il termine massimo di dodici mesi dalla presentazione della dichiarazione del contribuente, a determinare la cosiddetta “rendita definitiva”.

Può quindi accadere che, entro il termine di dodici mesi dal deposito della dichiarazione del contribuente, l’Ufficio del Territorio confermi oppure rettifichi la nuova rendita dell’immobile: sia nel caso di conferma che nel caso di rettifica, la rendita definitiva verrà applicata retroattivamente dal momento del deposito della dichiarazione del contribuente.

Pertanto deriva che la nuova rendita dell’immobile, ristrutturato o oggetto di lavori di manutenzione, dovrà applicarsi fin dalla data della presentazione della dichiarazione del contribuente e ciò vale anche per il calcolo della rendita ai fini del pagamento delle imposte: Imu, Tasi, Tari, Irpef.

Per quanto riguarda il calcolo Irpef,  il contribuente dovrà compilare il quadro fabbricati della propria dichiarazione dei redditi suddividendo l’anno solare al quale la dichiarazione fa riferimento in due periodi: quello anteriore alla data di presentazione della dichiarazione di modifica di rendita e quello successivo a tale data.

Quindi dovrà indicare la vecchia rendita fino alla data di presentazione della dichiarazione di mutamento di rendita e la nuova rendita a partire da tale data, provvedendo poi al calcolo dell’imposta sulla base delle differenti rendite.

Lo stesso ragionamento andrà fatto per ciò che concerne l’Imu.

Invece per quanto concerne la Tasi occorrerà  integrare il versamento già effettuato nei termini previsti dai regolamenti comunali, ricorrendo al ravvedimento operoso.

Emerge, quindi, con tutta evidenza la necessità di affidarsi a tecnici competenti non solo per ciò che concerne la direzione dei lavori, ma anche per quel che riguarda il calcolo della rendita mutata a seguito dei lavori stessi e gli eventuali calcoli di rettifica o integrativi concernenti il calcolo delle imposte il cui importo si basa, appunto, sulla rendita dell’immobile.

http://www.visureenonsolo.it/catasto/visura-catastale.html

Fonte: La Legge per tutti

 

 

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visuracameraleI certificati e le visure camerali sono disponibili anche in lingua inglese senza costi aggiuntivi per le imprese.

I nuovi documenti possono essere rilasciati dagli sportelli camerali, o attraverso il sito www.registroimprese.it e anche il nostro www.visureenonsolo.it.

Che cosa è un Certificato Camerale

Il certificato è un documento in bollo, che attesta l’iscrizione dell’impresa presso il Registro delle Imprese ed il Repertorio economico amministrativo, tenuti dalla Camera di Commercio e riporta le informazioni giuridiche ed economiche contenute nel Registro stesso; ha valore legale ed ha validita sei mesi dalla data del rilascio.
Può essere richiesto per tutte le imprese iscritte presso le Camere di Commercio di tutto il territorio nazionale.

Il certificato è ottenibile attraverso diverse modalità; allo sportello è necessario compilare preventivamente l’apposito Modulo per la Richiesta di Certificati con tutte le informazioni richieste.

Esistono più tipologie di certificati, ognuna contenente diverse informazioni, le più richieste:

. Abbreviato: riporta numero di iscrizione, denominazione, codice fiscale, sede capitale sociale (non rilasciabile per le imprese individuali);

. Completo: contiene le informazioni complessive contenute nel Registro Imprese (è un abbreviato con in più oggetto sociale, tutti i componenti dell’organo amministrativo e i procuratori con relativi poteri, tutti i componenti dell’organo di controllo e tutte le unità locali);

. Storico: riporta l’elenco di tutte le denunce ed i depositi effettuati dall’impresa al Registro delle Imprese/Registro Ditte, con le relative date di trascrizione.

Che cosa è una Visura Camerale

Le visure sono documenti in carta libera, senza valore di certificazione, che contengono informazioni sulle imprese iscritte presso le Camere di Commercio di tutto il territorio nazionale.

La visura è ottenibile attraverso diverse modalità; allo sportello occorre prima compilare un apposito Modulo per la Richiesta di Visure .

Esistono diverse tipologie di visure, ognuna contenente informazioni diverse, le più richieste:

. Ricerca anagrafica: stampa di tutte le informazioni risultanti dalla ricerca effettuata sull’archivio anagrafico del Registro Imprese in base ad un nominativo di una persona fisica o di un’impresa richiesto dall’interessato;

. Ordinaria: contiene le informazioni complessive contenute nel Registro Imprese (numero di iscrizione, codice fiscale, denominazione, sede, informazioni da statuto / patti sociali, capitale sociale, componenti dell’organo amministrativo e relativi poteri, componenti dell’organo di controllo, titolari di altre cariche o qualifiche, sedi e unità locali, trasferimenti di ramo d’azienda, fusioni / scissioni, subentri, attività svolta, albi e ruoli, soci e titolari di diritti su quote e azioni);

. Storica: contiene le informazioni della visura ordinaria, o con organo amministrativo, o con scelta, con la possibilità di estendere le notizie a tutte le modifiche depositate nel periodo indicato dal richiedente.

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equitalia

Equitalia va incontro alle esigenze dei contribuenti con una maggiore presenza online; ha già introdotto la possibilità di rateizzare i pagamenti ed ha aperto diversi profili sui social network per avere un contatto diretto con i cittadini. Ora, Equitalia dà anche la possibilità di accedere alle pratiche online.

Se hai una pratica in corso con Equitalia, puoi consultarla in pochissimi passaggi. Con un recente comunicato stampa, infatti, l’ente per la riscossione ha reso noto che sul proprio sito gruppoequitalia.it è disponibile un’area riservata dove è possibile consultare le pratiche. L’area di Equitalia online dà la possibilità di:

  • verificare la presenza di avvisi e cartelle di pagamento
  • richiedere rateizzazioni fino a 50mila euro
  • controllare lo stato di eventuali pratiche in corso.

I servizi disponibili sono davvero tanti, e tra questi è possibile consultare l’estratto conto e pagare le cartelle o le rate.

È necessario registrarsi?

Per i pagamenti generici con carta di credito o la richiesta di rateizzazione, non è necessario iscriversi al sito. Per accedere invece all’area riservata di Equitalia online, è necessario inserire il PIN di accesso utilizzato per tutti i servizi dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate. Una facilitazione che non rende necessario una ulteriore registrazione al sito: le stese chiavi di accesso, infatti, posso essere usate per consultare il modello 730 precompilato.

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