I debiti con le banche, vanno in prescrizione?

nov
2015
30

debiti-banche

Una cosa che molti ignorano è che le banche sono soggetti privati esattamente come i loro utenti e che come questi hanno gli stessi diritti e doveri di fronte alla legge. I debiti non sono un reato, quindi non esiste prescrizione, ma anzi, le banche saranno pronte ad aspettare all’infinito che torniate a essere solvibili per ritornare alla carica con ingiunzioni di pagamento o con la visita di un ufficiale giudiziario, per  il pignoramento di immobili e/o mobili anche presso terzi.

Una chance in più di rientro per chi ha debiti con la banca e teme di perdere i propri beni; dal tribunale di Napoli arriva il via libera alla richiesta, da parte di un cliente di una banca, sommerso dai propri debiti, alla riduzione dell’esposizione passiva. Insomma, il giudice autorizza un vero e proprio “saldo e stralcio”, un taglio cioè del debito complessivo, ritenendo che il soggetto non potrebbe altrimenti adempiere al proprio impegno.

In cosa consiste? Il debitore può – con l’aiuto di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice – porre rimedio al sovraindebitamento in due diversi modi:

– concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi. La procedura di accordo si fonda su due elementi essenziali: l’iniziativa dello stesso soggetto interessato e il raggiungimento di un accordo con una parte qualificata della massa creditoria;

– oppure proponendo al giudice il cosiddetto “piano del consumatore”. Relativamente al piano del consumatore, non è invece richiesta l’adesione dei creditori, in quanto il Tribunale fonda le proprie valutazioni sulla convenienza della proposta avanzata e sulla meritevolezza del soggetto interessato.

Questi due strumenti consentono, a chi si trova in difficoltà, di rinegoziare i propri debiti, similmente a quanto succede (nell’ambito delle società fallibili, con il concordato preventivo).

Risulta particolarmente conveniente la procedura che confluisce nel piano del consumatore che non necessita di autorizzazione da parte dei creditori, ma solo dell’omologazione del giudice che valuterà la fattibilità della proposta e la meritevolezza della persona del debitore. A seguito dell’omologazione l’accordo omologato è obbligatorio per tutti i creditori, anche contro la loro volontà.

La novità, secondo la formulazione del Tribunale di Napoli e, prima di questi, del Tribunale di Busto Arsizio (in quest’ultimo caso, però, il creditore era Equitalia) è che può accedere a questo beneficio non solo chi è inseguito da molti creditori, ma anche chi ne ha uno solo, come appunto la banca o Equitalia, e tuttavia dimostra che, nonostante la buona volontà, non riesce a restituire tutto l’importo.

 Nei debiti risanabili attraverso la composizione della crisi da sovraindebitamento rientrano anche quelli di natura tributaria e la sentenza citata del Tribunale di Busto Arsizio ne è prova, avendo ridotto l’esposizione debitoria nei confronti dell’Agente della riscossione. Analogamente a quanto stabilito dalla legge fallimentare, anche in tal caso è comunque esclusa la possibilità di cancellare l’Iva e le ritenute operate e non versate.

La procedura

Il sovraindebitamento può riferirsi a qualsiasi soggetto, sia esso imprenditore o meno, e, quindi, anche ai lavoratori autonomi o dipendenti e a coloro che non svolgono attività lavorativa. La legge ha quindi esteso la composizione della crisi da sovraindebitamento al “consumatore”, ossia al soggetto, persona fisica, che ha assunto debiti per scopi estranei all’attività di carattere imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. In questo senso lo strumento può essere utilizzato in parallelo al concordato preventivo delle imprese o società di riferimento, che come noto non si estende ai debiti personali anche se contratti per sostenere l’impresa.

Il giudice dispone l’omologazione quando esclude che il consumatore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali. Come sottolineato in precedenza, per il piano non è richiesto il consenso dei creditori e, dunque, il Giudice fonda le sue valutazioni sulla idoneità, sulla fattibilità del piano e sulla condotta tenuta dal soggetto interessato.

L’omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi dalla presentazione della proposta.

Dopo aver omologato il piano proposto dal consumatore, che contiene l’indicazione delle modalità con le quali egli intende adempiere al debito a fronte però di una sostanziale riduzione del debito, il giudice, su proposta dell’organismo di composizione della crisi, nomina un liquidatore, il quale dispone, in via esclusiva, degli stessi e delle somme incassate.

La proposta di accordo, o il piano del consumatore, prevede la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri.

Può accadere però che i beni e i redditi del debitore non siano sufficienti a garantire la fattibilità dell’accordo o del piano del consumatore: in tale ipotesi, la proposta deve essere sottoscritta da uno o più terzi che consentono il conferimento, anche in garanzia, di redditi o beni sufficienti per assicurarne l’attuabilità.

 La procedura dell’accordo cessa qualora il debitore non esegua integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti secondo il piano alle amministrazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie. L’accordo è altresì revocato se risultano compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le ragioni dei creditori.

 

 

4 commenti

4 commenti

  1. claudio
  2. enrico

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento